Dopo la manifestazione del 13 maggio 2017 sull’equo compenso indetta dal Comitato permanente #NoiProfessionisti, in seguito alla mobilitazione degli Ordini degli Avvocati di Roma e Napoli, dei Medici, degli Architetti e degli Ingegneri di Roma, con l’adesione della Consulta delle Professioni di Roma, anche Cup e Professioni Tecniche sostengono l’equo compenso per i Professionisti con una manifestazione prevista per lunedì 30 novembre 2017. Oltre a sostenere che l’equo compenso per i professionisti non ha nulla a che vedere con la retribuzione delle tariffe minime obbligatorie, il Cup e la Rete hanno evidenziato la necessità di avere una previsione legislativa che tuteli il lavoro degli iscritti agli albi.

In una nota si legge che le due associazioni, “fanno quadrato intorno alle presunte criticità evidenziate dal Dipartimento delle politiche europee della Presidenza del Consiglio dei ministri”; la nota del Dipartimento ritiene che il disegno di legge sull’equo compenso miri ad una surrettizia reintroduzione di tariffe minime obbligatorie, con conseguente necessità di previa notifica alla Commissione della proposta.

Il Cup e la Rete dichiarano che “l’obbligo di comunicazione alla Commissione di misure del genere è previsto dalla Direttiva Bolkestein all’art. 15, co. 7 e i casi che richiedono la notifica sono indicati tassativamente; tra essi quello appunto delle “tariffe obbligatorie minime e/o massime che il prestatore deve rispettare (art. 15, par. 2, lett. g)”. Il disegno di legge all’esame del Parlamento non prevede tariffe minime obbligatorie ma una presunzione giuridica per cui i compensi più bassi a quelli impostati dai parametri ministeriali sono iniqui. Tali parametri infatti sono fonti statali, non atti delle professioni regolamentate e di conseguenza non possono essere considerati come intese restrittive della concorrenza ma come uno strumento diverso per ratio e struttura rispetto allo strumento tariffario, abrogato in Italia con il Decreto legge Cresci Italia (n. 1/2012). Di conseguenza non sussiste l’obbligo di previa notifica alla Commissione delle misure contenute nel disegno di legge sull’equo compenso.

Cup e Rete continuano la loro “battaglia di civiltà giuridica” perché lo stesso art. 36 della Costituzione afferma che “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Inoltre con l’ultima sentenza del Consiglio di Stato (n.4616/2017) c’è il rischio che si debba lavorare gratuitamente con una pubblica amministrazione nonostante vengano garantite prestazioni professionali di qualità: condizione che porta insicurezza e fragilità. Occorre invece rispettare la dignità dei lavoratori iscritti agli albi che ad oggi sono ben 2,3 milioni di soggetti.